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Amare il proprio lavoro, è possibile?

28 gennaio, 2017
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Il lavoro permea l’intera vita della maggior parte di noi, quindi vale la pena di cercare di rispondere a questa domanda: cosa significa “amare” il proprio lavoro? è una cosa che ci può dare dei vantaggi? un retaggio di pochi?

Vediamo un po’.. fin dagli inizi – quando ancora non lavoravo in proprio, ma ero una dipendente in studi grafici e agenzie di pubblicità –  quasi ogni giorno mi veniva ripetuto come un mantra questo concetto: devi amare il tuo lavoro, per farlo bene ed ottenere buoni risultati, a maggior ragione visto che hai la “fortuna” di fare un mestiere così “bello” (come quello di grafica ndr).

Una ragazza fortunata.

D’accordo lo ammetto, questa professione mi piace (altrimenti non sarei ancora qua dopo quasi 30 anni). Sono appassionata di comunicazione ed il riuscire a mettere in armonia degli elementi all’interno di un contesto, come si fa per esempio nell’atto di impaginare qualcosa, è una cosa che mi dà soddisfazione. Nella vita, poi, ho scelto io di intraprendere questo mestiere, nulla mi è mai stato imposto. Ma non è certo stata soltanto una questione di fortuna, come non è stato sufficiente il mero talento per portare avanti la stessa professione per tutti questi anni.

Il fattore principale per me non è stata la fortuna, ma la determinazione. Io ho voluto fare questo mestiere, e ci sono riuscita. Come quando andavo a scuola, non mi piaceva studiare, ma ero determinata ad avere buoni voti, e ad imparare, quindi ero sempre fra le migliori della classe.

Ero molto determinata a riuscire nel lavoro anche perché volevo rendermi indipendente dalla famiglia, ho iniziato a 19 anni, volevo mettere in pratica le cose imparate, sono sempre stata una persona pratica ed operativa, volevo iniziare a vedere dei risultati.

Talento, determinazione, fortuna.. possono determinare il successo, ma cosa è veramente importante per fare bene un mestiere, nel senso di offrire un buon servizio? amarlo? e che significa “amo il mio lavoro”?

L’unico modo per fare un ottimo lavoro, è amare quello che fai. (Steve Jobs)

Caro Steve Jobs, papà di tutta una sfilza di Mac che sono passati sulla mia scrivania, ma siamo proprio sicuri?

Gratuità e Profitto.

Visto che la Comunicazione é il mio mestiere, per rispondere a questa domanda proviamo un po’ ad analizzare i concetti espressi dalle parole Amore e Lavoro.

La parola Amore si lega al concetto di Gratuitá.
La parola Lavoro (inteso come professione e mestiere): si lega al concetto di Guadagno e di Profitto.

Gratuità e profitto, per me son due cose che non ci azzeccano proprio l’una con l’altra. (Non sto dicendo che una sia più nobile dell’altra).

Se tu ami (qualcosa o qualcuno) non dovresti aspettarti nè chiedere qualcosa in cambio; il Lavoro invece è un’attività umana in cui si presta un bene o un servizio in cambio di denaro.

Per fare bene il proprio lavoro, è necessario amarlo?

Dopo quasi 30 anni di “carriera” mi sento di rispondere: no, nella maniera più assoluta. Dire: amo il mio lavoro, non significa proprio niente.

Quante persone ho conosciuto che dicevano di amare il proprio lavoro, in realtà stavano soltanto dicendo che si divertivano a farlo, il che non è esattamente un sinonimo di: ti sto offrendo un buon servizio.

Il lavoro serve per guadagnare i soldi per vivere, e soprattutto non è affatto necessario amarlo per svolgerlo bene.

Sono necessarie ben altre cose, per fare bene il proprio lavoro: onestà intellettuale e preparazione tecnica, in primis (che si possono poi riassumere in un’unica – ormai totalmente incompresa – parola: professionalità). Non c’é affatto bisogno di “amare” il proprio lavoro per svolgerlo con queste due caratteristiche. Bastano un po’ di senso del dovere legato alle competenze giuste.

Senso del dovere.. che tristezza??

Ma neanche un po’.

Quante cose belle ci sono nella vita? una marea. Fare un lavoro fatto bene, specialmente se si sta offrendo un servizio utile a qualcuno, già quello in sè può essere sufficiente a determinare la soddisfazione che ci dà il nostro lavoro.. Ho detto soddisfazione, che non c’entra nulla con l’amore.

Ma comunque ad un certo punto bisognerà spegnere il pc, girare la chiave nella serrature, e andare a casa (oppure chiudere la porta dello studio dietro di sè e passare a preparare la cena).

Chiunque utilizzi il termine “amore” associato a “lavoro”, IMHO o lo fa per cercare di ottenere a gratis qualcosa da te (dato che proprio queste persone solitamente hanno ben chiaro in mente che amore ha a che fare con gratuità..) oppure ha perso il senso delle prioritá nella sua vita.

Semmai, il concetto di amore si può estendere alle persone che stanno dietro al lavoro. Aiutare un cliente a finire una pratica urgente, anche se é passato l’orario di timbrare il cartellino, per esempio, questo può voler significare essere appassionati alle persone che stanno dietro al tuo lavoro, non al lavoro in sé.

Quando invece siete davanti al pc alle 4 del mattino – in ufficio o a casa vostra – a fare esecutivi di grafica o finire un progetto per una campagna pubblicitaria come se non ci fosse un domani, perchè il vostro capo – o cliente – si aspetta che amiate il vostro lavoro beh.. sappiate che  prima o poi pagherete le conseguenze di questo.

A meno che non stiate salvando una vita, o a meno che le 4 di notte non siano il vostro orario di lavoro normale e di giorno poi dormite, continuare a fare il lavoro di grafica – ma anche molti altri – come se fosse una questione di vita o di morte, non fa bene alla salute. E soprattutto non garantisce affatto di svolgerlo bene offrendo un buon servizio ai propri clienti.


NdR: questo articolo è rimasto in bozza per circa un anno.. ho deciso di pubblicarlo solo ora, che ho cessato la mia attività al 31 dicembre 2016.

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